giovedì 19 maggio 2011

Occasione perduta per rendere sostenibile la vita nelle città italiane

Pubblico di seguito il comunicato stampa del CNAPPC relativo al Dl Sviluppo

Architetti, Consiglio Nazionale, “occasione perduta per rendere sostenibile la vita nelle città italiane” - “pronti a collaborare con il Governo e il Parlamento con proposte innovative e fattive perché i mezzi normativi siano utili ai fini di un habitat migliore
“bene la SCIA, ma il “silenzio assenso” non garantisce né il controllo pubblico né gli investimenti privati”

Roma, 13 maggio 2011. “Il Dl Sviluppo non soddisfa gli architetti italiani: poteva essere una occasione per predisporre un progetto complessivo che, usando nuovi strumenti normativi e applicando chiari principi di sostenibilità ambientale, avviasse quel processo di recupero del patrimonio edilizio e di ridisegno delle città che i cittadini aspettano.
Invece esso introduce novità normative, non legate tra loro, che forse aiutano i processi economici e di investimento, ma non sono finalizzati alla qualificazione degli spazi urbani e abitativi e rischiano di produrre danni al paesaggio urbano e rurale. Per questo motivo, in relazione alla prossima fase di conversione legislativa, offriamo da subito il nostro fattivo contributo per definire norme condivise nelle quali i mezzi innovativi di semplificazione e razionalizzazione siano utili a un progetto coerente, ambientalmente ed economicamente sostenibile, finalizzato al benessere dei cittadini, alla salvaguardia del
territorio e alla qualificazione delle città”.
E’ quanto afferma il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
Entrando nel merito del DL, gli architetti sottolineano che “se la scelta di operare con la SCIA al posto della DIA finalmente chiarisce e semplifica, il silenzio assenso sui permessi per costruire è una “non scelta”, che abdica alla possibilità della PA di esercitare un controllo sulle trasformazioni del territorio e sul fornire certezza del diritto svilendo al contempo il ruolo e la professionalità dei tecnici progettisti.Tenuto conto delle difficoltà degli uffici tecnici degli Enti, proponiamo invece che si definisca una riduzione drastica della documentazione sulla quale la PA si esprima, con chiarezza e in tempi certi, lasciando agli architetti di certificare tutti gli apparati tecnici di supporto, anche con l’ausilio di organismi terzi di validazione costituiti presso gli Ordini a cui rivolgersi volontariamente”.
“Sulle opere pubbliche – continua il Consiglio Nazionale - mentre è apprezzabile l’istituzione, presso le Prefetture, di appositi elenchi di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, l’estensione dell’istituto della concessione per la realizzazione di opere pubbliche, in deroga ai programmi triennali, rischia di compromettere una coerente programmazione ed una corretta gestione del territorio;quanto, poi, all’innalzamento della soglia per l’applicazione di procedure semplificate vorremmo avere certezze sul fatto che non riguardi gli incarichi di progettazione”.

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